venerdì 9 gennaio 2009

Il gusto: sviluppo dell'organo di senso dai 0 ai 3 anni.


Gusto e olfatto non sono chiaramente separabili l'uno dall'altro, infatti per molti aspetti si sovrappongono.
Per quanto riguarda i bambini, la bocca serve loro oltre che per nutrirsi, anche per esplorare ciò che hanno intorno. Tendono a mettersi in bocca ogni oggetto a portata di mano.
Nei mesi di vita che seguono l'allattamento, quando iniziano ad allungare le braccine per afferrare oggetti, riescono anche a portarsi alla bocca biscotti o pezzi di pane.
Si è notato che molti bambini nel periodo che intercorre tra i 7 e i 9 mesi iniziano a mostrare preferenze per alcuni alimenti.

L'alimentazione

La dieta del bambino nei primi sei mesi di vita è costituita in genere dal latte materno, considerato l'alimento più appropriato e completo. Contiene tutti i principi nutritivi di cui il piccolo ha bisogno, oltre a fornirgli la giusta dose di anticorpi che vanno a formare il suo sistema immunitario.
L'allattamento, come è stato già largamente trattatonei post precedenti, è il primo gesto d'amore di una mamma verso il figlio, una necessità primordiale che dà continuità a una relazione costruita nei nove mesi di gestazione.
Con lo svezzamento dal latte materno, che in genere comincia a partire dai 5 o 6 mesi, questo primo contatto non sarà più necessariamente esclusivo, ma potrà essere condiviso con il papà e il resto della famiglia.
Nel periodo che va dai 6 ai 18 mesi circa, la dieta del bambino si arricchirà di nuovi sapori e forme: il bambino inizia a sperimentare i primi cibi solidi.
La necessità di variare aumenta con la crescita: tra i 18 e i 36 mesi, l'alimentazione del bambino dovrà garantire l'apporto di tutte le sostanze necessarie tenendo conto anche dei suoi gusti e di eventuali intolleranze.
Nel momento in cui il bimbo avrà imparato a stare a tavola in modo più autonomo, il pasto non sarà più soltanto un momento in cui sfamarsi, ma anche un'occasione in cui trascorrere del tempo con la famiglia.

giovedì 8 gennaio 2009

Il tatto: sviluppo dell'organo di senso dai 0 ai 3 anni.


Il senso del tatto ci aiuta a riconoscere e classificare tutti gli oggetti che ci circondano.
Fra tutti i sensi il tatto è quello più "esteso", perché la pelle attraverso la quale riceviamo gli stimoli tattili, ricopre tutta la superficie del nostro corpo.
Per quanto riguarda i bambini, questo organo di senso alla nascita non risulterà “nuovo”, in quanto già all'interno dell'utero il feto sviluppa il tatto.
I neonati dai tre mesi in avanti, tengono aperte le manine ma non riescono a tenere saldamente un oggetto in mano. Dai quattro mesi generalmente iniziano a giocare con le mani, battendole l'una contro l'altra sensibilizzandole.
Devono passare ancora un paio di mesi prima che i bimbi inizino a scoprire il proprio corpo. Riescono infatti a toccarsi gambe e piedi; é frequente che si portino i piedini alla bocca in questo periodo. Anche la presa degli oggetti si fa più sicura.
Intorno ai dieci mesi i bambini riescono a reggere da soli il biberon, spesso sono in grado di bere da un bicchiere e di portarsi il cucchiaio alla bocca.
Prima di compiere un anno riescono a prendere gli oggetti con l'indice e il pollice affinando la tecnica, rendendola sempre meno goffa e approssimativa.
Da un anno e mezzo di età i bambini imparano a maneggiare con sicurezza il cucchiaio.
In questa fase la camminata diventa più sicura: molti bambini camminano con i piedi distanti tra loro per assicurarsi una maggiore stabilità. Sono ormai capaci di alzarsi da soli, senza appoggiarsi a niente.
Verso i due anni di età i bambini sviluppano moltissime capacità psicomotorie, cominciano a correre e a saltare, e dando la mano a qualcuno o tenendosi alla ringhiera, sono in grado di salire e scendere le scale.
Verso i due anni e mezzo giocano di solito autonomamente e traendo spunto dalla realtà che li circonda, imitano gesti come parlare al telefono o bere da una tazza, interagendo con bambole e pupazzi ripetono con loro le abitudini quotidiane, come per esempio metterli a fare la nanna.
I bimbi riescono a salire e scendere le scale alternando i piedi e a camminare all'indietro, questa nuova abilità motoria consente loro di esplorare autonomamente l'ambiente che li circonda.
In un certo senso questa è l'età in cui i bambini conquistano la loro indipendenza, per soddisfare la loro curiosità. Ma questa autonomia spesso li porta a fare i "capricci", perché se da un lato acquistano sicurezza, dall'altro sentono di perdere il senso di sicurezza instillato dai genitori.
I bimbi che compiono 3 anno pedalano sul triciclo, si arrampicano e saltano con tutti e due i piedi contemporaneamente. Sanno infilarsi le scarpe e a sbottonarsi i vestiti e aiutano i genitori che li vestono.
Queste sono pressapoco le tappe che ogni bambino compie ogni giorno, grazie alla scoperta di nuove tecniche imparate, provate ed esercitate con il movimento del corpo.

La vista: sviluppo dell'organo di senso dai 0 ai 3 anni.


L'occhio è il principale sistema sensoriale che ci permette di conoscere il mondo che ci circonda.
I bambini n
ei primi mesi, diventano sempre più partecipi a ciò che accade intorno a loro.
Riescono a mettere a fuoco un volto o un oggetto distante circa 30 cm e riescono anche a seguirne gli spostamenti.
Verso i 5/6 mesi di vita, sono in grado di mettere a fuoco oggetti a qualsiasi distanza e di seguire con lo sguardo ciò che li interessa. Spesso riescono anche a chinarsi per vedere un oggetto cadere.
Questo è un momento importante per il suo sviluppo. Segnala infatti che i bambini iniziano a capire le distanze fra gli oggetti e intuiscono che un oggetto che scompare dalla vista, continua comunque ad esistere.
I giorni e le settimane passano, le scoperte e le esperienze vissute dai piccoli fanno sì che di mese in mese vi siano miglioramenti...a vista d'occhio!
Gli scarabocchi disegnati da un bambino di circa due anni di età, diventano cerchi, imparano a copiare le linee orizzontali e la memoria visiva si evolve, permettendo loro di cominciare a ricordare gli oggetti anche se non li vedono, cioè a immaginare e pensare.
Verso i due anni e mezzo ormai hanno preso piena coscienza di sé, dicono "io" e "me" e guardando uno specchio riconoscono la propria immagine, così come riconoscono gli oggetti e li ricordano anche quando non li hanno davanti.

venerdì 2 gennaio 2009

Interazione non invasiva nel gioco del bambino.


Scegliere un giocattolo al proprio figlio significa davvero tanto.
Non è sempre semplice, anzi, bisogna valutare tante cose, prima di tutto l’età di vostro figlio quindi le capacità, i gusti personali e via di seguito.
In realtà i vostri figli potrebbero giocare semplicemente con altri amici, giocando a nascondino oppure con una penna e un pò di carta. Però i giocattoli servono, sono a volte indispensabili per far sviluppare al vostro bambino una buona intelligenza, ma non bisogna abusarne.
Nei primi mesi e nei primi anni di vita di un bambino è molto importante che i genitori ritaglino del tempo da dedicargli anche nel momento del gioco, in modo da consentirgli un buon sviluppo della capacità ludica e del corretto modo di interagire con gli altri bambini.
Nel contempo il bambino rafforzerà il suo senso di sicurezza e di protezione, grazie alla presenza dei suoi genitori nell’attività da lui preferita, si sentirà apprezzato e supportato. Sarà inoltre per la prima volta il protagonista della situazione da lui creata ed avrà il dovere di spiegare a parole e/o gesti il compito di ognuno in quello che sarà il gioco che si andrà a fare.
Il bambino entra così in contatto fisico con gli altri in un campo che ben conosce e nel quale può “dire” la sua.
Inoltre, come già detto, il gioco riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo intellettivo del bambino, in quanto capace di stimolare la memoria e la concentrazione; infatti molti bambini si stancano subito di fare un gioco, e se circondati da troppi oggetti saranno continuamente distratti ed attratti dal resto, mentre è importante riuscire a stimolarli e a farli concentrare su un gioco per volta.
Dunque, tirando le somme, non basta comprare giochi e darli ai propri figli. C'è bisogno di interazione con invasiva da parte dei genitori. Spiegare, entrare in comunicazione e allo stesso tempo lasciarsi coinvolgere nel gioco del bambino.

lunedì 29 dicembre 2008

Lo sviluppo attraverso il gioco!


Ribadisco anche oggi, care mamme e cari papà: lasciamo giocare i bambini il più liberamente possibile!
Nel loro ambiente si sentiranno più sicuri e protetti, la supervisione del genitore è sempre indispensabile ma sarà meglio diminuire tutti i “no”, questi infondono in loro paure che non hanno ragione di esistere.
Attraverso il gioco il bambino impara a conoscere sé stesso e tutto ciò che lo circonda divertendosi e presto svilupperà, sempre attraverso il gioco, le sue capacità fisiche, cognitive, creative, emotive e sociali.
Qui di seguito ve le elenco in modo da farsì che risulti più sintattico e chiaro possibile.

  • Fisiche: perché stimolare i piccolo fin dai primi mesi con i giochi li aiuterà ad imparare prima l’utilizzo dei suoi sensi, soprattutto le capacità motorie;

  • Cognitive: perché è stato dimostrato scientificamente, ed è risaputo, che attraverso il gioco è più facile l’apprendimento;

  • Creative: perché giocando, i bambini imparano ad utilizzare la propria fantasia ricreando nel gioco il mondo che li circonda;

  • Emotive: perché nel gioco il bambino esprime liberamente le proprie emozioni di gioia, di paura, di stupore;

  • Sociali: perché giocando instaurano i primi rapporti con terze persone ed attraverso il confronto e la “sfida” arricchiscono tutte le altre loro capacità.

domenica 28 dicembre 2008

Mamme...lasciateli giocare!!


Quando penso ad un bambino piccolo, lo immagino seduto su un tappeto circondato da tanti giochi colorati, oppure nela culla, o in un box con pupazzi morbidi, carillon musicali. Il rapporto tra i bambini e i giocattoli; vi siete mai domandati perché i bambini hanno bisogno di giocare?
Tutti i bambini del mondo adorano giocare, è il loro modo di esprimersi, è il loro modo di comunicare ed interagire con le persone che li circondano e soprattutto è un loro diritto!

Vorrei ricordare che tratto della prima infanzia che ogni bambino "comune" trascorre. Ma tengo a ricordare che purtroppo ancora oggi, in molti Paesi, questo è un diritto a loro non riconosciuto, per povertà o per “sfruttamento” lavorativo.
Molte associazioni dei Paesi Sviluppati si stanno impegnando affinché questo sia uno tra i loro diritti riconosciuti, poiché il gioco rappresenta una fase molto importante nella crescita di tutti i bambini. Il gioco è la prima finestra attraverso la quale si affacciano alla vita.
Ecco perchè invito i miei cari lettori e chiunque "passi di qui", ad andare a visitare il sito onlus che si occupa per lo più dei bambini, ovvero il futuro dei Paesi in via di sviluppo.
http://www.globalhumanitariaonlus.com/default.asp
Ho aperto questa parentesi perchè ci tengo a sottolineare che mentre io tratto l'argomento "girello si, girello no", bambini in Bolivia non sanno nemmeno di cosa si tratti.
So che forse può andare fuori tema, ma soprattutto sotto Natale credo sia giusto ricordarci anche degli altri.

Aperto e subito chiuso l'argomento "diritto di giocare", torniamo a noi.
Con il gioco i piccoli imparano ad esplorare il mondo che li circonda attraverso il naturale utilizzo dei cinque sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto ed il tatto. Attraverso il gusto scoprono i primi giochi, abituati alle “poppate” il loro modo naturale per conoscere un giocattolo è il gesto istintivo di portarlo alla bocca.
Molto spesso i genitori si allarmano quando vedono il proprio figlio assaggiare” un gioco, sia per le dimensioni, sia per questioni igieniche. Ma se il gioco in questione è adatto alla sua età e quindi non è abbastanza piccolo per essere ingerito, e se fabbricato secondo le normative vigenti, non esiste nessun problema.
Lasciateli fare perché stanno conoscendo il loro gioco, nel caso contrario li privereste di una fase molto importante per loro.

martedì 23 dicembre 2008

L'educazione in mezzo a "tanti come me"..!


Collegandomi all'ultimo post, vorrei rendere partecipi i miei lettori riguardo ai diversi fattori che possono ostacolare o facilitare l'interazione fra bambini, tra cui ad esempio l'empatia, vista come la capacità di accostarsi all'altro, come l'abilità di "mettersi nei panni dell'altro" secondo la definizione di Borgogno (1978 ).
Informandomi nel web ho scoperto che il bambino passa, attraverso varie fasi di empatia: da una indifferenza totale alla capacità di trovare un rapporto emotivo tra sè e l' altro.

Un altro fattore che a mio avviso credo sia il più facile da osservare, è quel legame di tipo ludico senza funzioni di scambio, ovvero finalizzato al piacere di stare insieme.
Questo passa attraverso varie modalità come, per esempio, la fissazione dello sguardo: il bambino che desidera coinvolgere in una sua attività un altro bambino, generalmente lo guarda e aspetta una risposta (che può essere indifferente, cooperativa o competitiva).

Altri fattori che facilitano o bloccano l' interazione tra i pari sono:

- la sicurezza personale del bambino: più il piccolo è convinto di trovare un appoggio da parte di un adulto in caso di bisogno, più si "avventura" verso i coetanei;

- la capacità di simbolizzazione, che gli permette il distacco dal reale (qui ed ora) e la conseguente possibilità di adeguarsi alle richieste degli altri con la sicurezza di soddisfare i propri desideri in un tempo più avanzato, la possibilità di verbalizzare, ossia di esprimersi con le parole, in maniera adeguata; (ma questo fattore può avvere solo in un secondo momento, quando il piccolo impara a comunicare)

- le condizioni e il contesto di vita: se sono soddisfacenti non agitano il bambino e gli permettono di concentrare l'attenzione sul buon esito della relazione senza paura di perdere qualche cosa;

- gli stili educativi e il contesto socio-culturale, in quanto i bambini sono socievoli se vivono in un ambiente aperto, nel quale vi è la considerazione dei sentimenti altrui, in cui la struttura è definita con precisione, in cui i ruoli sono rispettati e tutti hanno uguali diritti e uguali doveri, dove il bambino ha le sue piccole responsabilità che lo aiutano a crescere.

Tutti questi fattori sono importanti al fine della buona integrazione con i suo coetanei, in un contesto di asilo nido o scuola materna.
Sono fermamente convinta che l'educazione di un bambino (che sia vivace o meno questo non ha importanza), derivi dai genitori si, ma non solo a parole e in certi momenti, ma nella vita quotidiana.
Ogni gesto, ogni tono, ogni risposta e modo di fare altrui vengono assimilati dal bambino, che è un gran osservatore!
In base dunque, all'educazione che un bambino riceve, egli si comporterà di conseguenza con gli altri.