lunedì 29 dicembre 2008

Lo sviluppo attraverso il gioco!


Ribadisco anche oggi, care mamme e cari papà: lasciamo giocare i bambini il più liberamente possibile!
Nel loro ambiente si sentiranno più sicuri e protetti, la supervisione del genitore è sempre indispensabile ma sarà meglio diminuire tutti i “no”, questi infondono in loro paure che non hanno ragione di esistere.
Attraverso il gioco il bambino impara a conoscere sé stesso e tutto ciò che lo circonda divertendosi e presto svilupperà, sempre attraverso il gioco, le sue capacità fisiche, cognitive, creative, emotive e sociali.
Qui di seguito ve le elenco in modo da farsì che risulti più sintattico e chiaro possibile.

  • Fisiche: perché stimolare i piccolo fin dai primi mesi con i giochi li aiuterà ad imparare prima l’utilizzo dei suoi sensi, soprattutto le capacità motorie;

  • Cognitive: perché è stato dimostrato scientificamente, ed è risaputo, che attraverso il gioco è più facile l’apprendimento;

  • Creative: perché giocando, i bambini imparano ad utilizzare la propria fantasia ricreando nel gioco il mondo che li circonda;

  • Emotive: perché nel gioco il bambino esprime liberamente le proprie emozioni di gioia, di paura, di stupore;

  • Sociali: perché giocando instaurano i primi rapporti con terze persone ed attraverso il confronto e la “sfida” arricchiscono tutte le altre loro capacità.

domenica 28 dicembre 2008

Mamme...lasciateli giocare!!


Quando penso ad un bambino piccolo, lo immagino seduto su un tappeto circondato da tanti giochi colorati, oppure nela culla, o in un box con pupazzi morbidi, carillon musicali. Il rapporto tra i bambini e i giocattoli; vi siete mai domandati perché i bambini hanno bisogno di giocare?
Tutti i bambini del mondo adorano giocare, è il loro modo di esprimersi, è il loro modo di comunicare ed interagire con le persone che li circondano e soprattutto è un loro diritto!

Vorrei ricordare che tratto della prima infanzia che ogni bambino "comune" trascorre. Ma tengo a ricordare che purtroppo ancora oggi, in molti Paesi, questo è un diritto a loro non riconosciuto, per povertà o per “sfruttamento” lavorativo.
Molte associazioni dei Paesi Sviluppati si stanno impegnando affinché questo sia uno tra i loro diritti riconosciuti, poiché il gioco rappresenta una fase molto importante nella crescita di tutti i bambini. Il gioco è la prima finestra attraverso la quale si affacciano alla vita.
Ecco perchè invito i miei cari lettori e chiunque "passi di qui", ad andare a visitare il sito onlus che si occupa per lo più dei bambini, ovvero il futuro dei Paesi in via di sviluppo.
http://www.globalhumanitariaonlus.com/default.asp
Ho aperto questa parentesi perchè ci tengo a sottolineare che mentre io tratto l'argomento "girello si, girello no", bambini in Bolivia non sanno nemmeno di cosa si tratti.
So che forse può andare fuori tema, ma soprattutto sotto Natale credo sia giusto ricordarci anche degli altri.

Aperto e subito chiuso l'argomento "diritto di giocare", torniamo a noi.
Con il gioco i piccoli imparano ad esplorare il mondo che li circonda attraverso il naturale utilizzo dei cinque sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto ed il tatto. Attraverso il gusto scoprono i primi giochi, abituati alle “poppate” il loro modo naturale per conoscere un giocattolo è il gesto istintivo di portarlo alla bocca.
Molto spesso i genitori si allarmano quando vedono il proprio figlio assaggiare” un gioco, sia per le dimensioni, sia per questioni igieniche. Ma se il gioco in questione è adatto alla sua età e quindi non è abbastanza piccolo per essere ingerito, e se fabbricato secondo le normative vigenti, non esiste nessun problema.
Lasciateli fare perché stanno conoscendo il loro gioco, nel caso contrario li privereste di una fase molto importante per loro.

martedì 23 dicembre 2008

L'educazione in mezzo a "tanti come me"..!


Collegandomi all'ultimo post, vorrei rendere partecipi i miei lettori riguardo ai diversi fattori che possono ostacolare o facilitare l'interazione fra bambini, tra cui ad esempio l'empatia, vista come la capacità di accostarsi all'altro, come l'abilità di "mettersi nei panni dell'altro" secondo la definizione di Borgogno (1978 ).
Informandomi nel web ho scoperto che il bambino passa, attraverso varie fasi di empatia: da una indifferenza totale alla capacità di trovare un rapporto emotivo tra sè e l' altro.

Un altro fattore che a mio avviso credo sia il più facile da osservare, è quel legame di tipo ludico senza funzioni di scambio, ovvero finalizzato al piacere di stare insieme.
Questo passa attraverso varie modalità come, per esempio, la fissazione dello sguardo: il bambino che desidera coinvolgere in una sua attività un altro bambino, generalmente lo guarda e aspetta una risposta (che può essere indifferente, cooperativa o competitiva).

Altri fattori che facilitano o bloccano l' interazione tra i pari sono:

- la sicurezza personale del bambino: più il piccolo è convinto di trovare un appoggio da parte di un adulto in caso di bisogno, più si "avventura" verso i coetanei;

- la capacità di simbolizzazione, che gli permette il distacco dal reale (qui ed ora) e la conseguente possibilità di adeguarsi alle richieste degli altri con la sicurezza di soddisfare i propri desideri in un tempo più avanzato, la possibilità di verbalizzare, ossia di esprimersi con le parole, in maniera adeguata; (ma questo fattore può avvere solo in un secondo momento, quando il piccolo impara a comunicare)

- le condizioni e il contesto di vita: se sono soddisfacenti non agitano il bambino e gli permettono di concentrare l'attenzione sul buon esito della relazione senza paura di perdere qualche cosa;

- gli stili educativi e il contesto socio-culturale, in quanto i bambini sono socievoli se vivono in un ambiente aperto, nel quale vi è la considerazione dei sentimenti altrui, in cui la struttura è definita con precisione, in cui i ruoli sono rispettati e tutti hanno uguali diritti e uguali doveri, dove il bambino ha le sue piccole responsabilità che lo aiutano a crescere.

Tutti questi fattori sono importanti al fine della buona integrazione con i suo coetanei, in un contesto di asilo nido o scuola materna.
Sono fermamente convinta che l'educazione di un bambino (che sia vivace o meno questo non ha importanza), derivi dai genitori si, ma non solo a parole e in certi momenti, ma nella vita quotidiana.
Ogni gesto, ogni tono, ogni risposta e modo di fare altrui vengono assimilati dal bambino, che è un gran osservatore!
In base dunque, all'educazione che un bambino riceve, egli si comporterà di conseguenza con gli altri.

lunedì 15 dicembre 2008

Quando ci si ritrova in mezzo a "tanti come me"..!


I bambini già da quando vengono al mondo, hanno la possibilità di mettersi in relazione con gli adulti che li circondano, ma non sempre hanno la possibilità invece, soprattutto prima dell'inizio della scuola materna o dell'asilo nido, di relazionare in maniera indipendente con i loro pari.
Il rapporto tra bambino e adulto è un rapporto asimmetrico in quanto è l'adulto a gestire il dialogo, egli stabilisce l'alternanza dei turni e cerca di evitare, per quanto è possibile, il conflitto con il piccolo.
Ma le cose cambiano quando il bambino si ritrova nel rapporto con i coetanei: esso si trova di fronte ad un altro che è come lui, con gli stessi bisogni, con le stesse reazioni e, con lo stesso bagaglio di esperienza e spirito di adattamento.
Ecco che, soprattutto all'inizio, la relazione è conflittuale e spesso "si rende necessario" l'intervento di un adulto. Bisogna tenere presente che l'intervento dell' adulto è utile all'inizio del gioco relazionale ma non dovrebbe diventare un'abitudine per il bambino: egli deve essere consapevole che l'adulto lo può aiutare, ma deve anche aiutarsi da solo e interiorizzare, grazie anche alle varie esperienze di scontro, le personali strategie di risoluzione dei conflitti.

lunedì 8 dicembre 2008

W la pappa!


Salato, dolce, amaro, saporito ed insipido: una realtà di gusti da scoprire senza fretta durante lo svezzamento.

Come appena introdotto, oggi metterei da parte ciò che riguarda lo sviluppo motorio del bambino per passare a ciò che invece riguarda lo svezzamento dello stesso.
Verso il compimento del 6° mese, il piccolo passa gradualmente e progressivamente da un'alimentazione di solo latte ad un'alimentazione mista, questo è ciò che si intente per "svezzamento".
L'ora del pasto rappresenta per il piccolo un momento particolarmente delicato, non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche per l’accrescimento psicofisico che comporta; ovvero l'allontanamento del seno materno e quindi il distacco da quello che era il legame intenso che lega la madre con il proprio bambino nei primi mesi di vita.
Il piccolo passerà dall’esperienza di succhiare il seno o il biberon a ingerire il cibo solido proposto con il cucchiaino scoprendo gusti diversi (dolce, salato), colori diversi, consistenze diverse (liquido , solido, cremoso) fino anche a gradire o rifiutare gli alimenti proposti.

Sono arrivata a scrivere questo post dopo essermi bene informata sul web: i siti dedicati alle mamme, spesso gestiti e creati da loro stesse, sono ben forniti, non solo di teorie che possono benissimo essere date da psicologi, nutrizionisti e colleghi.
Ciò che queste mamme scrivono, sono esperienze personali, vissute in prima persona col proprio bambino.

Questi siti forniscono idee, consigli, esperienze, soluzioni...vere e proprie guide per seguire e facilitare lo sviluppo del bambino!!